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Dossier di Legambiente: ancora troppi imballaggi nell’indifferenziato

In Campania conferiti 426.372 tonnellate di rifiuti da imballaggio, pari al 16,4% dal totale dei rifiuti con una produzione media annua pro-capite di 73,7 kg. Indagine di Legambiente su prodotti acquistati nei supermercati. Tra le tipologie di materiali di cui sono costituiti gli imballaggi quelli maggiormente presenti sono la plastica individuato nel 58,1% dei casi, seguito per il 26,8% da carta e cartone . Il 79% degli imballaggi dei prodotti esaminati è riciclabile. Legambiente presenta dossier Facciamo secco il sacco.Focus Imballaggi. In Campania, nel 2019, sono stati conferiti 426.372 tonnellate di rifiuti da imballaggio, pari al 16,4% del totale dei rifiuti con una produzione media annua pro-capite di 73,7 kg. Valori in aumento rispetto al 2018, con un +17% per quanto riguarda la raccolta complessiva dei rifiuti da imballaggio (che nel 2018 era di 364 mila tonnellate) e un +17,5% per la produzione pro-capite annua (che nel 2018 era di 62,7 kg per abitante). Se guardiamo alla produzione assoluta dei rifiuti da imballaggio è Napoli, con 213 mila tonnellate la provincia con la maggiore produzione mentre Avellino, con 17 mila tonnellate, la provincia con la minore produzione. Se guardiamo, invece, la produzione pro-capite annua è la provincia di Benevento quella con la più alta produzione di rifiuti da imballaggio con ben 104,6 kg per abitante, seguita da Salerno con 83,3 kg per abitante da Avellino con 70,2 kg/abitante e infine Napoli e Caserta rispettivamente con 64,4 kg/ab e 64,1 kg/ab. Nelle province in cui si osservano i più bassi i quantitativi pro-capite di rifiuti da imballaggio, sono anche quelle realtà in cui si evidenziano le peggiori percentuali di raccolta differenziata, dati che suggerirebbero come ancora molti imballaggi siano erroneamente conferiti nel secco indifferenziato. Tornando ai numeri E’ Benevento, con il 29,2%, la provincia in cui si registrano le percentuali più alte di produzione di rifiuti da imballaggio rispetto al totale dei rifiuti prodotti, seguita poi da quella di Salerno con il 20%. È invece Napoli, con 14,5%, la provincia che fa registrare la minore presenza di rifiuti da imballaggio rispetto al totale prodotto. Legambiente presenta una fotografia della produzione e recupero degli imballaggi nel dossier Facciamo secco il sacco realizzato con il contributo di Ambiente S.p.a e Sarim. “Facciamo secco il sacco- commenta Mariateresa Imparato, presidente Legambiente Campania- è la campagna nata per migliorare la raccolta differenziata e ridurre sempre più il sacco dell’indifferenziato. Migliorare la raccolta differenziata, in termini quantitativi e qualitativi, e ridurre la produzione dei rifiuti sono aspetti fondamentali per contrastare la crisi ambientale e climatica in atto, poiché tutto è collegato. La fotografia scattata da dossier- prosegue Imparato di Legambiente– sembrerebbe suggerire come gran parte dei rifiuti da imballaggio, ancora oggi, finiscano erroneamente nel contenitore del residuo secco indifferenziato sfuggendo, quindi, ai percorsi di recupero e riciclo che garantirebbero una nuova vita ai diversi materiali di cui sono costituiti. Un’attenta e corretta raccolta differenziata permetterebbe quindi di recuperare gli imballaggi, avviarli al riciclo attraverso filiere virtuose di economia circolare, recuperare materia prima seconda e creare occupazione nel settore. Per tutto questo è necessario sempre più fare secco il sacco! Inoltre per una corretta raccolta differenziata è fondamentale che gli enti locali non solo realizzino efficaci piani di gestione, ma che a questi affiancano permanenti campagne di informazione e comunicazione rivolte ai cittadini. “ Nel dossier Legambiente presenta i dati di un’indagine che ha coinvolto cittadini e cittadine della Campania per analizzare il mondo degli imballaggi e capire le informazioni che sono riportate nei prodotti generalmente acquistati nei nostri supermercati. Un’indagine di citizen science strutturata per studiare i prodotti/rifiuti prima che diventino rifiuti e che ha visto coinvolti circa 500 cittadini soprattutto giovani e giovanissimi. Abbiamo chiesto loro di selezionare un qualsiasi prodotto a scelta acquistato al supermercato e di rispondere ad alcune semplici domande sulla tipologia di imballaggio, sulle informazioni per il corretto conferimento e sulla presenza di materiale riciclato. I prodotti utilizzati per l’indagine cittadina sono stati acquistati nel periodo compreso tra marzo e maggio del 2021 si dividono in generi alimentari (68%), per la cura della persona (26%) e per l’igiene della casa (6%). Tra le tipologie di materiali di cui sono fatti gli imballaggi costituiti da un unico elemento, quelle maggiormente presenti sono la plastica individuato nel 58,1% dei casi, seguito per il 26,8% da carta e cartone e dal 7,6% da materiali misto poliaccoppiato. Il 79% degli imballaggi dei prodotti esaminati è riciclabile e in 2 imballaggi su 3 sono riportate le modalità per il loro corretto conferimento. Interessante osservare come l’utilizzo di materiale riciclato per la produzione degli imballaggi sia ancora poco attuato o forse non adeguatamente comunicato, infatti, solo nel 34% dei casi, sono state riportate informazioni sulla presenza di materiale riciclato. Inoltre sono stati monitorati dai cittadini campani anche quei prodotti con la presenza di imballaggi multicomponenti. Nello specifico i prodotti acquistati e analizzati presentavano 2 imballaggi nel 55,8% dei prodotti, 3 nel 28,3%, 4 nel 15% e 5 nello 0,9%, con una media di 2,6 imballaggi per prodotto acquistato. Anche in questo caso, tra le tipologie di materiali di cui sono costituiti gli imballaggi è la plastica a fare da padrona, infatti nel 91% dei prodotti acquistati è stato individuato dai cittadini almeno un imballaggio di questa tipologia. In 2 prodotti analizzati su 5 non sono riportate le informazioni per la corretta differenziazione e conferimento degli imballaggi mentre solo in 1 prodotto su 3 sono presenti le informazioni sull’utilizzo di materiale riciclato e lì dove presente risulta specificata la percentuale solo nel 44% dei casi.

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